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La settima Porsche

Articolo scritto un anno fa per una rivista che lo definì troppo tecnico.

Al Salone dell’automobile di Francoforte dello scorso settembre è stata presentata la nuova Porsche 911: la settima Porsche.

Se chiedi ad un campione statistico di descriverti una Porsche il risultato sarà quanto più vicino possibile ad una Porsche 911. Boxster, Cayman, Panamera, e l’autovettura più amata dalla famiglia Soprano – per citare le cugine della 911 più recenti – non hanno minimamente scalfito la granitica fama dell’autovettura sportiva più longeva e diffusa al mondo. Per l’opinione pop lei non è la Porsche 911, lei è La Porsche.

La prima 911 è stata presentata nel 1963 al Salone dell’automobile di Francoforte e se la parcheggi accanto alla 911 presentata allo stesso salone 48 anni dopo ti sembra di vedere un’opera dello stesso autore: in realtà se parcheggi tutti i sette modelli di 911 prodotte dal 1963 ad oggi ti sembra di vedere la stessa auto. L’iconica continuità è la prima caratteristica tipicamente tedesca del DNA di questo pezzo di storia del design industriale contemporaneo.

Come la VW Golf – altra icona industrial-pop tedesca – la 911 non ha mai avuto bisogno di cambiare nome. Non ha mai avuto bisogno di stupire ne di dimostrare niente a nessuno. Avete mai fatto caso che l’autovettura compatta di casa Fiat diretta concorrente della Golf ha cambiato nome tante volte dal 1974 – anno di presentazione della prima Golf – ad oggi? Ritmo (78-88), Tipo (88-95), Bravo-Brava (95-01), Stilo (01-07), Bravo (07-oggi). Avveniva perché ogni volta la nuova compatta doveva ribaltare la fama dell’auto che andava a sostituire. La Golf, come la 911, no. Sempre uguali. La vecchia Golf non ti aveva mai lasciato a piedi, la vecchia 911 neanche, il nuovo modello non ti smentirà. Come un bund tedesco la 911 non presenta rischi. 

Il marchio Porsche viene premiato ogni anno delle varie autorità occidentali che misurano l’affidabilità delle auto in commercio. Spessissimo meglio di Mercedes-Benz, Toyota, BMW, e VW-Audi: nulla è più affidabile di una 911. La 911 ha sdoganato l’idea dell’auto sportiva solo per il weekend inventando l’everyday sport car: un concetto nella sua semplicità rivoluzionario. La puoi usare per andare in ufficio, sulla neve (nelle varie versioni a trazione integrale), al mare, al supermercato, in viaggio, e al Country Club. Ha perfino quattro posti e un cofano grande abbastanza per tre buste biodegrabili Coop o una sacca da golf. La fama di everyday sport car non se l’è guadagnata solo grazie all’affidabilità o alla praticità, ma anche grazie a costi d’esercizio relativamente contenuti: è l’auto sportiva più attenta ai consumi al mondo. Negli anni settanta – in piena crisi petrolifera – fu la prima auto sportiva a montare un turbocompressore al fine di aumentare potenza senza intaccare i consumi: nacque l’iconica Turbo col suo mega alettone.

Le sue qualità tipicamente tedesche sono state tuttavia spesso bersaglio di critiche. Negli anni novanta veniva paragonata alle lavastoviglie Bosch per la sua perfetta, quanto fredda, efficenza.

Chi aveva una Ferrari era orgoglioso dei problemi al cambio della propria 348. Si diceva che le meccaniche Ferrari, Alfa Romeo, Maserati e Ducati avessero un cuore, e che se non la trattavi col dovuto amore ti ricambiavano con motori fuori fase, cambi bruciati e carburazioni sballate. Nel 2002, quando l’Alfa Romeo presentò la versione GTA della propria 147, mise il più bel motore mai prodotto al mondo su una normale 147. Non cambiarono le sospensioni, non furono installate differenziali innovativi, niente di niente. Era l’auto compatta più emozionante del tempo, come la più inutilizzabile: quella potenza bruta non domata la faceva andare dritta in curva. 

La settima Porsche, grazie al PDCC che ammazza il rollio, curverà benissimo e sarà commercializzata nei prossimi mesi. Alcuni la descriveranno come l’auto perfetta, altri, come un’auto noiosa, ma tutti saranno concordi nel dire che questa è ancora una volta, in tutto e per tutto, una 911 100% tedesca: Una Porsche.